Il Cammino di Santiago, per chi non lo sapesse, è un pellegrinaggio molto antico, verso “Santiago de Campostela” città nel nord ovest della spagna dove sono sepolte le spoglie mortali dell’apostolo Giacomo, uno degli unici tre pellegrinaggi riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, insiema al pellegrinaggio a Roma ed in Terra Santa. Prima di addentrarci nella mia personale esperienza credo sia giusto parlare un po dell’apostolo Giacomo. San Giacomo è il fratello di San Giovanni, quel Giovanni che è l’apostolo più amato da Gesù, e fu tra i primi quattro apostoli chiamati da Gesù dopo Simone che poi fù chiamato Pietro e Andrea. La potenza di Giacomo e Giovanni fu tale che sono stati soprannominati i figli del tuono. In particolare una cosa molto molto importante che ci ha riportato San Giacomo è la Chiesa Mistica, ossia come la Chiesa di Cristo, ossia l’insieme di tutti i cristiani sia il corpo mistico di Cristo. Fu mandato ad evangelizzare la Spagna, ma ad un tratto si smarrì non sapendo dove andare. Allora gli apparve la Vergine Maria che gli indico la via per Finisterre, luogo situato a 100 km da Santiago de Campostela, affacciato sull’oceano atlantico. Sono venuto a conoscenza del Cammino di Santiago, diversi anni fa, grazie ad un romanzo che mi fu regalato da mio fratello, appunto “Il Cammino di Santiago” di Paulo Coelho. Ricordo che all’epoca rimasi molto molto colpito dal romanzo e mi promisi, prima o poi, di intrapendere l’avventura raccontata in questo romanzo. Dopo la mia conversione, le cose sono molto cambiate e la mia ricerca mi ha portato ad intrapendere questo cammino, non più per semplice curiosità, ma come un vero e proprio pellegrino. L’esperienza è stata semplicemente splendida, nonostante le ovvie sofferenze che si devono sopportare durante il viaggio, ossia i dolori quotidiani, come le vesciche ai piedi, i vari dolori che comparivano prima ad una spalla, poi ad una gamba e così via. Ma anche questo fa parte del cammino e della sua “magia”. Mi sono reso conto più di una volta come ogni giorno le cose cambiassere molto in fretta, c’era sempre qualche dolore da sopportare, come del resto nella vita, ma non era mai uguale, quello del giorno prima era passato. Un’altra cosa che si impara durante il cammino, se ci si pone sulla giusta frequenza, è il rispetto sia di se stessi che degli altri. Il rispetto di se stessi perchè ben preso si impara ad andare alla propria andatura, a non seguire gli altri, ne quelli che vanno piu veloce, ne quelli che vanno più lenti, come nella vita ogniuno deve andare al proprio passo, facendo dei tratti in solitaria ed alcuni in compagnia, rincontrando in qualche alberghe oppure sul cammino qualcuno che non si vedeva da giorni… come nella vita. La parte che personalmente ho preferito è quando camminavo da solo, godendo del vento e del sole, quando non pioveva naturalmente, ammirando gli splendidi paesaggi che si presentavano davanti agli occhi di volta in volta… tramonti, albe, castelli, paesi, boschi, montagne … in quei momenti si è soli con se stessi, ma in realtà ci si accorge presto di non essere soli. A volte mi fermavo a pregare oppure a leggere la Bibbia, sperimentando il valore della sofferenza e del sacrificio e che nonostante le avversità alla fine del giorno si arriva sempre alla meta prefissa. Quello che colpisce inoltre è lo spirito di comunione e fratellanza che il cammino sembra in modo abbastanza evidente mettere in tutte le persone. Uno spirito che spinge le persone ad aiutarsi l’un l’altro, al sorriso reciproco, ad offrirsi come dono e perchè no in alcuni casi a condividere esperienze profonde della propria vita. Più volte ho avuto la sensazione forte di sperimentare in qualche modo la vita degli apostoli. Questo è quello che ho portato con me dal “Cammino”… inoltre è anche una bella dieta dimagrante.
Inserito da: cuoremissionario | Agosto 2, 2008
Il Cammino di Santiago
Pubblicato in Cristianità, Pellegrinaggi | Tag: Cammino di Santiago, Fratellanza, Pellegrinaggi, San Giacomo
