Per quanto attiene alla mia persona, confesso di avere vissuto piuttosto superficialmente, nel passato, il mio impegno di interiorità. Oggi, alla luce del mio vissuto, mi sento invece spinto verso la lettura della Parola di Dio, ormai divenuta per me, e non solo all’interno del mio percorso personale, “pane quotidiano di vita”, che mi consente, nonostante le ripetute cadute, di rialzarmi sempre. Chiedo venia a quanti vivono un credo diverso dal mio, oppure che non hanno il dono della fede, per quanto andrò esponendo, ma ritengo che la riflessione possa comunque essere stimolante per chiunque. A mio parere, il messaggio contenuto nelle Sacre Scritture è un messaggio di Amore grandissimo e coinvolgente, ma anche difficilmente sperimentabile nella nostra quotidianità. Pur se basterebbe leggere le biografie di tanti Santi per comprendere che l’itinerario della scoperta di tale amore è alla portata di tutti. Cito, come esempio, la figura di un grande peccatore il quale, una volta compresa la dimensione dell’amore vero, che in precedenza aveva solo cercato nello sfogo delle passioni, si è lasciato coinvolgere fino a divenire un grande maestro: Sant’Agostino, il vescovo che nella sua biografia afferma di essere transitato da Ostia, dove ha assistito alla morte della mamma Monica. A tal proposito mi permetto di proporre alcuni spunti di riflessione. Il Vangelo dice “Voi sapete che è stato detto: occhio per occhio dente per dente. Ma Io vi dico di non resistere al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, porgigli anche l’altra. Se uno vuol litigare con te, per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello. E se uno ti forza a fare un miglio, va’ con lui per altri due. Dà a chi ti chiede, e non voltare le spalle a colui che desidera da te un prestito”. Credo che possiamo trovarci d’accordo che un Amore siffatto non può provenire dal cuore umano, il quale non riuscirebbe nemmeno a comprenderlo: solo il Signore può donarci un amore simile, un amore così puro e totale che produce una gioia ineffabile nel cuore. A tal proposito voglio riportare un’altro passo, il primo e il più grande degli insegnamenti di Cristo: “Ama il Signore con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”. La conseguenza dell’amore che si dona è scontata: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Credo pertanto che sia fondamentale amare il Signore perché solo così possiamo sperimentare il suo amore per portarlo alle altre persone, cioè per amarle. Inoltre il Signore dice: “Senza di me non potete fare niente…”, quindi ogni cosa proviene da Lui. Sembrerebbe, a questo punto, che l’uomo non abbia alcun ruolo: è la teoria elaborata dalla tradizione protestante. Al contrario, il Signore nella sua infinita bontà ci ha donato il libero arbitrio. E’ proprio in questo ambito che entra la nostra responsabilità: basterebbe rileggere la lettera che San Paolo ha scritto ai primi cristiani di Roma. Come il pubblicano del Vangelo, noi dobbiamo umilmente credere in Lui, in quello che ci ha lasciato attraverso le Sacre Scritture, cercando, per quanto ci è possibile, di seguire i suoi dettami: “Io sono la via, la verità e la vita”. Le sue parole non vanno mai contro l’uomo, ma sono con e per l’uomo, piene di vita e di verità (si potrebbe aggiungere “Gesù Signore del sabato”). Un’altra riflessione, che si collega alla precedente, mi porta al messaggio dei Profeti. Oggi ne è pieno il mondo, ma da cosa li si riconosce? Il Signore, ci dice che è dai frutti che noi li riconosceremo, cioè da quello che producono. In aiuto mi viene un’altra frase: “Cercate prima il Regno dei cieli e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”. Ed ancora: “non accumulate tesori sulla terra”. I frutti dei quali si parla non sono pertanto i frutti della terra, una bella moglie, una buona carriera oppure una Ferrari, ma sono i frutti dello Spirito, ossia i tesori del cielo, la carità, la gioia, la mitezza, la saggezza … Basterebbe rileggere le “Beatitudini”. Sempre attingendo alla mia esperienza personale, una cosa fondamentale mi è venuta in aiuto nei momenti della difficoltà e della sofferenza: la preghiera, supportata dalla fede e, nella misura del mio piccolo, seguita dall’impegno delle opere. Senza la preghiera non vi può essere la fede e senza la fede è più difficile che nascano le opere. L’esperienza non è limitata al cristianesimo, ma i presupposti non cambiano: basta guardare, per esempio, alla vita di un grande credente induista come Gandhi. Per questo ritengo che la cosa più importante sia la preghiera. Lo affermo anche per chi non crede, ma si avvicina alla realtà dello spirito pur con un certo scetticismo o, peggio, per paura.
Inserito da: cuoremissionario | Agosto 2, 2008
Il messaggio delle Sacre Scritture
Pubblicato in Cristianità, Spiritualità, Vangelo | Tag: amore, Bibbia, Gesù, preghiera, Vangelo
