A quanto sembra gironzolando fra le varie mailing list, durante questo periodo Pasquale il personaggio che maggiormente tiene banco è quello di Giuda Iscariota, l’apostolo che tradì Gesù.
Prendo solamente spunto da qui per fare una riflessione frutto della mia esperienza e che appunto riguarda il giudizio. Tante volte nella mia vita, soprattutto nel passato, mi è capitato di esprimere giudizi forti, su qualche argomento. Ringraziando naturalmente il Signore per i momenti nei quali mi ha fatto la grazia di illuminare la mia coscienza, mi sono reso conto che a volte quando ho espresso un qualche giudizio su una persona, io ero il primo che commetteva o aveva commesso la stessa cosa in passato. Superato il momento di imbarazzo nel riconoscere questa mia miseria umana, mi sono venute in mente subito le parole del vangelo di Matteo “1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.”(Mt 7, 1-2). Alla luce dell’esperienza credo, naturalmente è un mio pensiero, che il giudicare se stessi dipenda proprio da questo, cioè dal fatto che a volte sono io il primo a compiere ciò che imputo agli altri, soprattutto quando il giudizio è espresso senza misericordia, comprensione, insomma senza Amore se non proprio con rabbia o in modo anaffettivo e soprattutto quando mi sono posto su un piano superiore o quando ci si ritiene bianchi e puliti. Per quanto mi è stato possibile da quel momento ho sempre cercato di non giudicare, anche se riconosco non sempre ci sono riuscito, ma di esprimere magari una critica con l’intento di “condannare” non la persona in se ma l’atto che compie, e credo siano due cose differenti.

Giovedì 2 Aprile, grazie ad una mia amica, ho avuto l’onore, nonchè il piacere, di fare servizio e partecipare alla messa per la commemorazione dell’anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. Il servizio è stato minimo, ma quello che ho ricevuto è stato “massimo”. Il sole ha accompagnato l’intera messa, anche se naturalmente se ne intravedeva la luce solo attraverso le finestre. Un momento bellissimo, in una San Pietro gremita di persone, allo stesso tempo pieno di commozione e spiritualità, quella stessa spiritualità, forte e amorevolmente gentile, che Giovanni Paolo II ci ha saputo trasmettere in 20 anni. Ancora oggi lo ricordo con molto affetto, considerando che nel 1978, l’anno in cui fu eletto, avevo solo 8 anni, e nel 2005 ne avevo 32, per me Giovanni Paolo II è stato “il Papa”, sono cresciuto con lui, ricordo ancora, come chissà quanti altri, quando venne ad Ostia e vedendo un bimbo in mezzo a tanti adulti dell’allora consiglio municipale, mi diede la sua benedizione. Con la sua presenza a capo della Chiesa, ho passato l’infanzia, la giovinezza e parte della vita adulta, in altre parole è come se per me fosse una cosa sola con il suo ruolo, questo senza voler togliere nulla a Bendetto XVI che ritengo un ottimo Papa. Dal canto mio posso solo ringraziarlo per averci insegnato a non avere paura, ad accogliere tutti, ad averci inseganto che solo l’Amore può vincere l’odio e che questo messaggio lo si comprende maggiormente attraverso la sofferenza… Grazie Papa Wojtyla . 
